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Russo fino al midollo

"Russo fino al midollo", è la storia non ordinaria di un italiano trasferitosi in Russia nei primi anni 2000, che racconta in prima persona la sua incredibile esperienza in questo affascinante paese, tra personaggi bizzarri, avventure inaspettate e la scoperta di un mondo alternativo. Questo libro immerge senza filtri il lettore all’interno della società russa, lo conduce con un linguaggio diretto e per tutti comprensibile alla scoperta della famosa anima russa. Il destino e i casi della vita hanno portato l’autore, dopo aver prima costruito un mini-impero, aver conseguito la cittadinanza russa ed essere arrivato a capire e sentire questo paese come se fosse il suo, a diventare russo fino al midollo, nel vero senso della parola, "grazie" a un grave problema di salute che gli ha portato, oltre ad immani sofferenze, anche la possibilità di poter sfruttare l'evento come un'opportunità per ampliare le proprie conoscenze. In questo contesto, è riuscito a trovare la forza di organizzare viaggi "impossibili" verso la Russia, e a reinventarsi come scrittore. Il libro è stato scritto quasi interamente durante i suoi sei lunghi ricoveri presso il Policlinico Gemelli di Roma. Oltre a essere un racconto autobiografico e una completa guida sulla vita all'Interno della Federazione Russa, questo è un libro motivazionale dedicato a tutti quelli che come lui stanno lottando e non si arrendono contro le peggiori sfide che la vita mette loro contro, ma anzi le interpretano come un opportunità per migliorare se stessi. L'autore è Marco Maggi, titolare della Russian Tour, alla sua prima opera letteraria con questo racconto autobiografico.

Marco Maggi è un cittadino italiano che si è trasferito a San Pietroburgo, in Russia, nel luglio 2002. Nato a Roma nel 1974, laureatosi in Economia e Commercio alla facoltà La Sapienza di Roma, dopo una breve esperienza lavorativa in Italia decise di partire all'avventura verso un paese, la Russia, che gli avrebbe regalato successo e molte soddisfazioni. Ha vissuto di persona praticamente tutta l'era "putiniana", osservando con i propri occhi e vivendo sulla propria pelle tutti gli immani cambiamenti degli ultimi anni, e visitando tante città all'interno della Federazione Russa: da nord a sud, da ovest a est. In questo libro l'autore racconta i suoi 21 anni di permanenza in Russia, con una coda a Roma, dove è dovuto rimanere per curare una brutta malattia. Proprio durante i ricoveri in ospedale ha avuto l'ispirazione per scrivere questo libro.

Il libro è in vendita in quattro formati:

- versione cartacea con foto (10 pagine a colori): 23,90 euro
- versione cartacea solo testo: 16,90 euro
- versione ebook con tutte le foto a colori: 6,90 euro
- edizione speciale cartacea con tutte le foto a colori e dedica dell'autore: 27 euro

È in corso la prevendita dell'edizione speciale a colori di "Russo fino al midollo" con dedica personalizzata, al prezzo di 27 euro. Per prenotarla è sufficiente un anticipo di 10 euro via PayPal (per dettagli ). Acquistando questa versione la spedizione (con poste italiane) è gratuita.

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Titolo | Russo fino al midollo
Autore | Marco Maggi
Prefazione e Supervisione | Oleg Capovani - Kasakovatraduzioni.it
Idea | Olga Cheremshenko
Foto | Archivio Maggi
Produzione | Marco Maggi Productions
Stampa e distribuzione | Youcanprint.it

La prefazione di Oleg Capovani:
Aspettavo questo libro da anni. Perché questa non è solo la storia di Marco Maggi. Questa è la storia di tutti noi italiani che da anni vivia-mo in questo meraviglioso, affascinante, pazzo paese. Dove l’inverno dura sei mesi, dove l’imprevedibile è dietro l’angolo, dove già essere italiano vuol dire trovarsi al centro dell’attenzione e rappresentare un sogno, dove giorno dopo giorno si scrive la storia, dove non vi è mai certezza riguardo al domani. Dove la tua vita diventa quella di un personaggio di un romanzo o di un film, che tu lo voglia o meno.
L’opera che vi apprestate a leggere è una narrazione che parte dall’interno della società russa, dalla vita quotidiana, dall’esperienza empirica. Parla di uno di noi, partito nei primi anni 2000 dal Belpaese con la valigia in mano ed un bagaglio di aspirazioni e speranze, con la consapevolezza di scegliere una destinazione “alternativa”, e di andare in un posto dove tutto è possibile.
“La Russia non va capita, devi solo credere in lei” dice un detto locale. Marco l’ha interpretato alla lettera. Finalmente questo chiacchierato e bistrattato paese viene raccontato in un libro senza filtri, pregiudizi, manipolazioni. L’ho letto tutto d’un fiato, e l’ho sentito mio, rivendendomi in tantissimi casi nelle scene della vita di Marco.
Allora, siete pronti per partire verso l’ignoto? Tenetevi forte, si parte!

La citazione:
“La Russia non si intende con il senno, né la si misura col comune metro: la Russia è fatta a modo suo, in essa si può credere soltanto” - Fedor Ivanovic Tjutcev

La dedica:
A tutti quelli che come me stanno lottando e non si arrendono contro le peggiori sfide che la vita mette loro contro, ma anzi le interpretano come un’opportunità per migliorare se stessi.

Estratto dal "Prologo":
“San Pietroburgo, benvenuti all’inferno”. Così titolava in prima pagina l’inserto di un famoso quotidiano italiano, descrivendo poi dettagliatamente all’interno quanto la città fosse pericolosa, sporca e degradata. Lessi questo articolo il giorno prima di par-tire per la prima volta per San Pietroburgo, nel marzo 2001. In realtà, stavo volando verso quello che sarebbe stato poi il mio personale paradiso.
Avevo conosciuto una ragazza russa a Praga, passeggiando su Ponte Carlo (uno dei luoghi più caratteristici e magici della capitale della Repubblica Ceca) durante la notte del Capodanno 2001. La ragazza, di nome Olga, sarebbe poi diventata mia moglie e la madre delle nostre bambine. Era il primo gennaio 2001 (01/01/01) - una data magica per iniziare una relazione che avrebbe cambiato poi il corso della mia vita. Eravamo lì con il mio gruppetto di amici storici in cerca di avventure e diverti-mento, come facevamo spesso in quel periodo. Avevamo una passione per i viaggi all’estero, e come nasconderlo, per le belle ragazze. In particolare per quelle dell’est e del nord Europa. Negli ultimi due anni, Praga era una tappa fissa dei nostri viaggi, e avevamo il nostro appartamentino di fiducia in periferia, a Repy (Praga 6), con il mitico Ingegner Petra che ce lo affittava per poche migliaia di lire.  Pochi minuti dopo la mezzanotte, mentre stavamo festeggiando l’avvento del nuovo anno su Ponte Carlo, i miei occhi si incrociarono con quelli di Olga. “Happy New Year”, le dissi. “Happy New Year” mi rispose. E un istante dopo già ci stavamo baciando. Non ci staccavamo più, nonostante i tentativi del mio amico Carlo di trascinarmi oltre verso la discoteca Letna per il party di fine anno, e la pressione della sua com-pagna di stanza, che la invitava a contenersi e a stare attenta. Ci fu una sorta di attrazione fatale. Passammo poi tutta la notte in-sieme in giro per i locali di Praga, fu uno splendido inizio di nuovo anno. Tornai a casa solo alle 8 del mattino, con una delle prime corse giornaliere del tram numero 9, che partendo da una fermata situata vicino al suo hotel, arrivava fino al nostro appartamentino di Repy.  
Fu incredibile la serie di coincidenze e casualità che mi condus-sero verso l’incontro che cambiò il mio destino. Non dovevamo essere su Ponte Carlo in quel momento...

Estratto da "Il mio primo viaggio a San Pietroburgo":
Era una giornata molto fredda quel 5 marzo 2001 a San Pietroburgo. Almeno così mi sembrava, quando arrivai lampadato con i mocassini e il giubbotto in pelle, senza sciarpa ne copricapo. Un “italiano vero” insomma, che ci teneva all’apparenza non avendo ancora fatto i conti con le sinusiti che di lì a poco l’avrebbero costretto a indossare il cappello, anche se questo avrebbe rovinato la sua pettinatura. Lei invece aveva una pelliccia assurda, di quelle che ai tempi portavano in Italia le signore anziane per andare in chiesa. Ricordo ancora il contrasto di quel pelliccione marrone, che non sapevo nemmeno se fosse vera pelliccia o sintetico, con le sue unghie finemente smaltate di azzurro, che perfettamente si abbinavano con i suoi splendidi occhi. L’aeroporto Pulkovo al tempo era minuscolo, non ricordo ristoranti o negozi, era tutto molto spartano. Al controllo passa-porti c’era una signorona di quelle toste e incazzate, che mi ri-volse qualche parola incomprensibile mentre squadrava attenta-mente il mio passaporto indossando una uniforme e un berretto da soldato. Nonostante le difficoltà di comprensione, riuscii comunque a passare la frontiera senza problemi, e dopo aver recu-perato le mie valigie sul nastro trasportatore incontrai final-mente Olga.  
Uscimmo per prendere un taxi, o meglio “lovit mashinu”, ossia “acchiappare una macchina” di passaggio. La traduzione letterale dell’espressione russa rende meglio l’idea di quello che sta-vamo facendo. Passavano solo Lada Zhiguli (macchine di produzione sovietica simili alla FIAT 131), e qualche vecchia BMW con i vetri oscurati. Preoccupato le chiesi: “Ma non c’è un servizio taxi, un numero da chiamare?”. Mi rispose che a San Pietroburgo il taxi si prendeva così, con il braccio teso lungo la strada aspettando che qualcuno si fermasse, per poi contrattare il prezzo. “Tu è meglio se stai dietro di me, che se capiscono che sei straniero, il prezzo potrebbe salire di parecchio”! Alla ine, si fermò una Zhigulì mezza arrugginita, con le tendine sui finestrini, con alla guida un immigrato della “srednaya asia”, ossia proveniente da uno dei paesi confinanti dell’ex Unione Sovietica, lato sud-est asiatico.
Ci dirigemmo verso casa sua tra strade disastrate piene di buche e improbabili canzoni alla radio. Mi venne fatto presente un detto russo, in base al quale in Russia ci sono due problemi: “Dorogi i duraki”. Ossia le strade e gli stupidi.
Arrivati al suo indirizzo, ci fu il primo shock vero e proprio. Era un palazzo di 5 piani a Zviozdnaya, nel Moskovsky raion, simile a una Hrushevka (le costruzioni sovietiche edificate ai tempi di Nikita Hrushev) ma di più recente costruzione, anni 70/80. Appena aprì il portone, una puzza di piscio allucinante mi colpì. Il condominio era devastato, con crepe sui muri, piastrelle mancanti e scalini mezzi distrutti, ed era sporchissimo. L’ascensore era traballante e scricchiolante, minuscolo e con graffiti ovunque. Arrivati al terzo piano, dove abitava, c’era una specie di porta blindata che assomigliava a quelle di alcune vecchie prigioni. In realtà per gli standard italiani sarebbe stato il secondo piano, ma in Russia non c’è il concetto di piano terra, si parte subito dal primo piano. Olga infilò una chiave lunghissima all’interno della porta, per sbloccarla. In quel momento mi venne da pensare di tutto: che la ragazza con la quale stavo in-trattenendo una relazione fosse poverissima, e che avesse ap-pena accalappiato il pollo che le avrebbe cambiato la vita. O peggio, pensai: “Adesso apre la porta, mi trovo davanti due energumeni e divento subito un donatore involontario di organi”.
E invece no, aprì la porta e mi trovai in un appartamento normalissimo! Niente di lussuoso ovviamente, era un piccolo monolocale con soggiorno, cucina e bagno (rigorosamente con toi-lette separata da vasca e lavandino, come si usava al tempo nei paesi dell’est), ma ben tenuto e ordinato. A confronto con l'atrio del condominio, l'appartamentino sembrava una reggia. Appena entrati in casa Olga mi disse di mettermi a mio agio e rilassarmi, mentre lei sarebbe scesa a comprare qualcosa al “produkti 24 chassa” (quei negozi di alimentari che in Russia sono sempre aperti 24 ore 24, anche nel weekend e durante le festività).  
Ospite dell’appartamento era la gatta che le aveva lasciato in eredità la sorella Natasha prima di partire: Kleopetra, per gli amici Kleopa. Poi col tempo mi accorsi che eravamo noi suoi ospiti, e non il contrario. I primi giorni dormivamo con la porta chiusa perché avevo il terrore mi saltasse addosso mentre dor-mivo, magari afferrando il mio braccio a penzoloni sul letto. Poi mi abituai alla sua presenza e cominciai ad amare i gatti in ma-niera sfrenata.  
Al suo ritorno feci la prima esperienza con prodotti tipici russi quali la smetana (panna acida) e la sgushenka (latte conden-sato). “Questo è latte”, mi disse aprendo con l’apriscatole una specie di lattina per le conserve. Pensai: “E che è, il latte di Chernobyl?”. Per sorprendermi al massimo il giorno dopo decise di fare la “varionnaya sgushenka”, ossia di mettere il barattolo con il latte condensato, ancora chiuso, a bollire in una pentola, per farlo diventare scuro e poi utilizzarlo per i blinì (le famose crepes tipiche della cucina russa). “Bisogna stare attenti, altrimenti esplode e bisogna ripitturare la cucina”, mi avvertì. Non esplose, e i blinì vennero buonissimi.
Al tempo non conoscevo niente della Russia. Avevo solo sentito nominare la Piazza Rossa a Mosca, e in base ai film americani (ero cresciuto con pellicole del calibro di Rocky IV) immagi-navo i russi brutti e cattivi e pensavo che fuori Mosca non ci fosse niente degno di nota. Tanto è vero, che dopo un paio di giorni che ero lì, mi telefonò mio fratello e mi domandò: “Ma insomma com’è sta Prospettiva Nevsky?” - gli risposi: “Prospettiva Nevsky? Boh, mi sembra che si chiami così la fermata della metro dove scendiamo per andare in centro”. Quanto ero ignorante. Chi lo avrebbe mai immaginato in quel momento che sarei diventato il proprietario di un tour operator, e che la Pro-spettiva Nevsky sarebbe diventato il fulcro della mia vita?
Mi fermai a San Pietroburgo solo un paio di settimane, durante le quali Olga riuscì a trascinarmi in tutti i musei e luoghi famosi della città. Si era organizzata bene, aveva anche preso in anticipo i biglietti per il “Lebedinny oser” (lago dei cigni) al Marinsky. La rappresentazione teatrale fu sontuosa, e l’atmosfera all’interno del teatro fu indimenticabile.  
Una volta andammo anche al cinema, in un cinema molto par-ticolare, il Dom Kino in Karavannaya uliza. Mi colpì oltre che per la sua originalità e maestosità (uno splendido palazzo con colonne in marmo e interni degni di un museo), anche per la sua programmazione particolare. Nessun film da record di incassi al botteghino americano, ma solo film d’autore russi ed europei...

I successivi paragrafi:
Tra Roma e San Pietroburgo
Il mio trasferimento a San Pietroburgo
I primi mesi in Russia
La prima esperienza di lavoro, i pellegrini e le amicizie con gli italiani e i russi
L’incontro con Dmitry, l’apprendimento del russo, e la fondazione di Russian Tour
Il matrimonio con Olga, gli interminabili “tost” e le superstizioni russe
Lo sviluppo di Russian Tour e i vari collaboratori russi e italiani
Rossya strana vosmozhnesti: Russia paese delle opportunità
La crescita del tenore di vita in Russia e le fake news della stampa italiana
Russian Tour International
Considerazioni sul conflitto in Ucraina e sulle discriminazioni subite dai russi
La diagnosi di leucemia, le cure a Roma e l’organizzazione dei  "viaggi impossibili"




 

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