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Storia e cultura russa

La storia della Russia

Le origini

I primi nuclei della nazionalità russa si formano nel IX secolo (circa 850) intorno a Kiev (Granducato di Kiev), grazie all΄opera di principi di origine normanna provenienti da Novgorod che in seguito si convertirono al cristianesimo ed entrano in stretti rapporti con Bisanzio. Più tardi sorsero altri centri di potere, come quelli di Vladimir, Tver, Jaroslav e di Suzdal. Nel 1132, alla morte del figlio di Vladimiro II Monomaco, il potere centrale si disgrega. Allo stato unitario si sostituiscono tre centri di potere: Volinia, Novgorod e Vladimir. Sull΄intero paese si abbatte, nel XIII secolo, l΄invasione dei Tartari guidati da Genghis Khan e dai suoi successori che fondarono tra il Don ed il Volga, il Canato dell΄Orda d΄Oro e che ridussero i principati russi in una posizione subordinata e tributaria. Una delle figure più famose della storia russa del periodo è Alessandro detto Nevskij, granduca di Vladimir e principe di Novgorod, che sconfigge gli Svedesi sulla Neva ed i Livoni sul Lago Peipus. Si afferma in tale periodo la supremazia dei principi di Mosca (Moscovia) che, incaricati di riscuotere i tributi delle diverse regioni russe da versare all΄Orda d΄Oro, approfittano della propria posizione di luogotenenti dei dominatori per ampliare notevolmente i propri domini. Il metropolita greco-ortodosso di Kiev abbandona la sua sede, ormai decaduta, e si trasferisce a Mosca, che diventa il centro religioso del paese. Nel 1280 Daniele, figlio di Alessandro Nevskij, assume il titolo di Granduca di Mosca (Moscova). Nel 1380 il principe di Mosca, Dimitrij è ormai abbastanza potente per affrontare i Tartari, che sconfigge a Kulikovo. A partire da questo momento il principato di Mosca, si trasforma fino a divenire un impero, espandendosi lentamente dal XV secolo sempre più ad est in Asia. Fondatore dello stato russo può considerarsi il principe di Mosca Ivan III (1462-1505), che ampliò notevolmente i propri domini e s΄ispirò al mito della "Terza Roma", secondo il quale la Russia sarebbe stata l΄erede della civiltà romano-bizantina. L΄espansione territoriale continuò per opera di Ivan IV detto il Terribile (1533-1584), che assunse per primo il titolo di zar (cioè di "Cesare"), che conquista Kazan ed Astrakan. Ivan IV conduce una violenta lotta contro i boiari, ossia contro i signori feudali, trasformando il principato in una autocrazia. Alla sua morte seguì un periodo di turbolenze dovute ai tentativi dei boiari di recuperare il potere perduto ed anche all΄ingerenza polacca.

Il periodo degli zar e la Russia Imperiale

Dopo il caos del cosiddetto "periodo dei torbidi" la Russia passò sotto la dinastia dei Romanov (1613), destinata a governarla sino alla rivoluzione del 1917. Battuta la Polonia nella Prima guerra del Nord (1654-1667), l΄impero russo si estense sino a comprendere l΄Ucraina, dove peraltro gli zar dovettero affrontare una violenta ed estesa ribellione popolare provocata, come molte altre simili, dalle condizioni intollerabili dei contadini. Sotto il regno degli Zar, la Russia divenne una delle maggiori potenze europee, conosciuta come Russia Imperiale, ammodernata e sempre più espansa a ovest a partire dal XVIII secolo. La Russia Imperiale copre il periodo della storia russa che va dall΄espansione dello stato di Moscovia, sotto Pietro il Grande, in un impero, che si estendeva dal Mar Baltico all΄ Oceano Pacifico, fino alla deposizione di Nicola II di Russia, l΄ultimo Zar, all΄inizio della Rivoluzione Russa del 1917. Nel 1689, quando Pietro I assunse l΄effettivo potere, la Russia era ancora un Paese arretratissimo, scarsamente popolato, con poche città degne di tal nome, non aveva industrie e la sua economia si basava sulla produzione di legname, di pelli, di sale e su un΄agricoltura rudimentale. Vaste aree, le cui risorse non erano ancora state sfruttate, erano praticamente deserte. Nessuno sbocco sul Mar Baltico e sul Mar Nero, l΄unico sbocco geografico verso occidente era il porto di Arcangelo, bloccato dai ghiacci per metà dell΄anno; i possedimenti svedesi della Finlandia, Ingria, Estonia e Livonia la separavano dal Baltico; a sud le frontiere distavano ancora parecchie centinaia di chilometri dal Mar Nero. Pietro I, durante tutto il suo regno (1689-1725) dovette combattere contro i pregiudizi e l΄ignoranza di una società statica e s΄impegnò a fondo per centralizzare e rendere efficienti le strutture statali, per aumentare la produzione, per introdurre in Russia idee e tecniche dell΄occidente. I risultati della sua opera furono imponenti: Pietro I, che aveva ereditato dai suoi predecessori una Russia debole e "barbarica", lasciò ai suoi successori un paese dotato di notevole prestigio internazionale e avviato a ulteriori decisivi progressi. Con la vittoria sugli Svedesi, nella Seconda guerra del Nord (1700-1721), con la fondazione di Pietroburgo sulle rive del Baltico, con la sua opera complessiva, egli legò la Russia all΄Europa, preparò le condizioni per lo sviluppo della marina mercantile e militare, diffuse idee destinate a dare in futuro abbondanti frutti. Pietro I il Grande morì nel 1725, dopo aver dato alla Russia un peso incomparabilmente maggiore sul piano internazionale rispetto al passato. A Pietro il Grande seguirono: Caterina I (1725 - 1727); Pietro II (1727 - 1730]; Anna Ivanovna (1730 - 1740); Anna Leolpodovna (1740 - 1741) Reggente; Ivan VI (1740 - 1741) Minore; Elisabetta (1741 - 1762); Pietro III (1762); Caterina II (1762 - 1796); Paolo I (1796 - 1801); Alessandro I ( 1801 - 1825); Nicola I (1825 - 1855); Alessandro II (1855 - 1881); Alessandro III (1881 - 1894); Nicola II (1894 - 1917).

Storia Russia

La Rivoluzione Russa

All΄inizio del 1905 la situazione sociale ed economica della Russia era estremamente deteriorata. Ai problemi legati alle mai completate riforme in campo agricolo ed ad una industrializzazione forzata dall΄alto si aggiungevano quelli causati dalla guerra con il Giappone. I primi insuccessi bellici aveano subito messo in luce l΄impreparazione dell΄esercito e l΄incompetenza dei comandi. La situazione interna precipitò il 22 gennaio del 1905 a San Pietroburgo. Una grande folla di operai guidati da un pope, Gapon, si recò di fronte al Palazzo d΄Inverno, residenza dello Zar, per consegnare a questi una supplica. Malgrado che la dimostrazione fosse pacifica e composta da fedeli sudditi, le truppe di guardia, Ulani e Cosacchi caricò la folla facendo uso di fucili e sciabole. Al termine dell΄eccidio, secondo dati della polizia, si contarono circa mille morti e duemila feriti. Questi eventi ebbero un effetto scatenante sulla popolazione ed anche su parte dell΄esercito. A San Pietroburgo ed a Mosca gli operai scesero in sciopero; nelle campagne vi furono sollevazioni di contadini; nell΄esercito si ebbero ammutinamenti di reparti a Mosca, in Lettonia, negli Urali ed in Polonia. La base navale di Kronstandt, che difendeva la capitale, si ammutinò come anche la squadra navale del Mar Nero. Nella capitale, a Mosca ed in altri centri come Odessa si formarono i primi soviet (consigli ) operai. Col passare dei giorni e dei mesi la rivolta andò dilagando per tutta la Russia assumendo i connotati di una e propria rivoluzione. Nell΄ottobre 1905, su pressioni di Witte, che era stato nominato primo ministro, lo Zar Nicola II pubblicò quello che venne poi chiamato Il Manifesto di ottobre con cui concedeva una costituzione e proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi. Tra le altre cose il documento prevedeva l΄elezione di una Duma ossia di un parlamento anche se con poteri limitati ed un sistema elettorale non del tutto equo: i ministri continuavano ad essere responsabili solamente di fronte allo Zar. Sulla fine del 1905 il governo che malgrado tutto non aveva mai smesso di funzionare riuscì, anche grazie ad una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese. La prima Duma fu eletta nel marzo del 1906 ed ebbe vita breve e travagliata, le sue relazioni con il governo Stolypin furuno ostili fin dall΄inizio. Dopo meno di un anno lo Zar, sperando che nuove elezioni portassero ad una Duma più malleabile, sciolse il parlamento. Lo scoppio della I Guerra Mondiale rese palese a tutti la debolezza del regime dello Zar Nicola II. L΄entrata in guerra aveva dato adito a manifestazioni di unità nazionale e la difesa dei Serbi, quindi dell΄identità slava, era stato il principale grido di battaglia. Ai disastri militari si unisce l΄incompetenza del governo, costituito per lo più, da appartenenti alla nobiltà terriera o burocratica ed interessati a difendere strenuamente i loro interessi di classe più che a fare gli interessi della collettività,; questo porta una vasta parte dell΄opinione pubblica russa ad allontanarsi dal consenso verso le scelte del regime. Dopo i rovesci militari del 1914 nel 1915 lo zar Nicola II si recò al fronte allo scopo di assumere in prima persona il comando dell΄esercito lasciando sua moglie Alexandra, tedesca di nascita, e Rasputin, un membro del suo entourage, a controllare il governo e le sue manovre. Rasputin era un misterioso individuo che si spacciava per monaco e guaritore che era riuscito ad influenzare profondante la zarina affermando di poter curare la malattia genetica, emofilia, che affliggeva l΄erede al trono. Benchè sulla loro vera influenza si sia molto dibattuto è indubbio che gli atteggiamenti di Alexandra e di Rasputin minorono il prestigio del regime e la sua credibilità. Mentre il governo centrale era ostacolato dagli intrighi di corte lo sforzo bellico iniziò a causare agitazione tra gli strati popolari. Nel 1916 gli aumenti di prezzo dei generi alimentari ela mancanza di combustibile per riscaldarsi generarono scioperi e manifestazioni in molte città. Col passare dei mesi la situazione continuò a deteriorarsi sia sul fronte militare, dove nuove sconfitte portarono l΄esercito tedesco all΄interno dei confini russi, sia sul fronte interno dove l΄instabilità sociale divenne altissima. Per tentare di modificare la situazione nella palude in cui si era trasformata la corte imperiale un gruppo di nobili, nel dicembre 1916, organizzò e portò a compimento l΄eliminazione fisica di Rasputin. Ma ormai era troppo tardi anche la scomparsa della mente oscura fece poca differenza. Il conflitto interno tra la Duma e lo zar indebolì ulteriormente il governo aumentando l΄impressione della sua inefficienza. All΄inizio del 1917 il penoso stato di abbandono delle ferrovie causò una grave carenza di combustibile e di viveri nelle città, situazione a cui seguirono ondate di scioperi. Il governo decise di far intervenire l΄esercito per riportare l΄ordine a Pietrogrado (come San Pietroburgo era stata ribattezzata nel 1914 per slavizzarne il nome). Nel 1905, in una analoga situazione, le truppe avevano sparato sui dimostrati salvando la monarchia, ma nel 1917 i soldati voltarono i loro fucili contro il governo. Il supporto della pubblica opinione al regime zarista evaporò come istantaneamente nel 1917 mettendo fine a tre secoli di governo della dinastia Romanov.

L΄Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)

Il partito bolscevico prese il potere nell΄ottobre del 1917. Durante la risultante guerra civile, le forze comuniste, note come i Rossi, combatterono contro i Bianchi, le forze pro-monarchiche, e contro i loro alleati americani ed europei. La guerra finì con la vittoria dell΄Armata Rossa e la fondazione dell΄΄Unione Sovietica, il primo stato comunista del mondo, il 30 dicembre 1922, guidata dal leader bolscevico Vladimir Lenin. Dopo la rivoluzione, il Partito Comunista dell΄Unione Sovietica (PCUS) mise fuori legge tutti gli altri partiti politici. Il governo della nazione doveva, in teoria, essere portato avanti da soviet locali e regionali eletti democraticamente. In pratica, comunque, ogni livello di governo era controllato da un corrispondente gruppo del Partito. Il più alto organo legislativo era il Soviet supremo. Il più alto organo esecutivo era il Politburo. Il capo del Partito Comunista era il segretario generale, che era anche il capo di stato e il capo del governo dell΄Unione Sovietica. Egli ricopriva talvolta anche altri incarichi, come quello di presidente, anche se non era sempre il caso. Dopo la morte di Lenin, nel 1924, ci fu una lotta per il potere all΄interno della leadership del partito. Il segretario del Partito Josif Stalin emerse come nuovo capo. Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforma agricola forzata. Inoltre ampliò drasticamente la portata della polizia segreta di stato (prima NKVD, poi GPU, e infine KGB), e fece si che durante il suo governo, decine di milioni di persone venissero uccise o mandate nei Gulag. Particolarmente famoso è il periodo 1936-1939, conosciuto come periodo delle Grandi purghe. Tra il 1938 e il 1940 l΄Unione Sovietica occupò Estonia, Lettonia, Lituania, e alcuni territori di Finlandia, Polonia, Romania, Mongolia, e Ungheria. Sotto Stalin, L΄Unione Sovietica emerse dalla seconda guerra mondiale come una delle principali potenze mondiali, con un territorio che comprendeva gli Stati Baltici e una porzione significativa della Polonia di prima della guerra, unitamente a una sostanziale sfera d΄influenza nell΄Europa orientale. Il confronto politico tra l΄Unione Sovietica e gli Stati Uniti persistette per molti anni e viene denominato con il termine Guerra Fredda. Dopo la morte di Stalin, occorse un΄altra lotta per il potere, con Nikita Khrushchev che ne risultò il vincitore. Uno dei punti più bassi nelle relazioni USA-URSS fu la Crisi dei missili di Cuba, quando Khrushchev iniziò a installare missili nucleari a medio raggio sull΄isola di Cuba, in cui era da poco stato instaurato un regime comunista. Khrushchev, che per tutto il suo periodo al potere, oscillò tra i poli opposti di una radicale destalinizzazione e di una difesa del vecchio ordine fu rimosso, nel 1964, da un colpo interno al partito, guidato da Leonid Brezhnev, che governò fino alla sua morte nel 1982. Questo evento inaugurò quella che sarebbe stata conosciuta negli anni seguenti come "epoca della stagnazione". A Brezhnev seguirono Yuri Andropov (1982-1984) e Konstantin Chernenko (1984-1985), fino all΄avvento di Mikhail Gorbachev, che negli anni ΄80, riformò drammaticamente la natura oppressiva del governo sovietico con il suo programma di aperture detto glasnost, sotto il quale la popolazione non veniva più gettata in prigione per aver criticato il governo. Le sue riforme economiche, perestroika (ristrutturazione), significarono la fine dell΄imperialismo sovietico; l΄esercito sovietico si ritirò dall΄Afghanistan, negoziò con gli Stati Uniti una riduzione degli armamenti, e il governo sovietico cessò di interferire negli affari degli altri governi comunisti, particolarmente in quelli est-europei. Nel 1991, l΄Unione Sovietica si dissolse, dopo un fallito colpo di stato, tentato dai vertici militari, che erano arrabbiati per la direzione in cui Gorbachev stava guidando la nazione. Forze politiche liberali e democratiche, guidate da Boris Yeltsin, usarono il colpo per mettere in un angolo Gorbachev (che era formalmente impegnato agli ideali del Leninismo), bandendo il Partito Comunista e spezzando l΄Unione. L΄Unione Sovietica venne sciolta formalmente dal Soviet Supremo il il 26 dicembre 1991. Il giorno prima Gorbachev aveva rassegnato le proprie dimissioni da presidente dell΄URSS.

La Russia post comunista e la crisi del 1998

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel dicembre 1991, la Federazione Russa diventò uno Stato indipendente. La Russia era la più estesa delle quindici repubbliche che formavano l'URSS, nel suo territorio si produceva oltre il 60% del PIL ed era abitata da più della metà della popolazione sovietica. I Russi avevano inoltre sempre ricoperto posti di preminenza sia nell'esercito che nel Partito comunista. Per tali motivi la Russia è stata pacificamente considerata quale successore dello stato Sovietico nelle relazioni diplomatiche e come membro permanente dell'ONU titolare del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel giugno 1991, prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica, Boris Eltsin era stato eletto Presidente della Federazione Russa nella prima elezione presidenziale diretta della storia russa. Nell'ottobre 1991, quando la Russia era ormai prossima all'indipendenza, Eltsin annunciò riforme di mercato e privatizzazioni sulla falsa riga di quelle polacche, anche conosciute come "terapia shock". La conversione della più grande economia controllata dallo Stato in economia di mercato sarebbe stata enormemente difficoltosa senza riforme politiche. Gli obiettivi da perseguire al fine di affrontare tale transizione furono individuati in (1) liberalizzazione, (2) stabilizzazione e (3) privatizzazione. Il 2 gennaio 1992, il Presidente russo sancì la liberalizzazione dei commerci con l'estero, dei prezzi e della concorrenza. Lo scopo prefissato dall'eliminazione dei prezzi calmierati era quello di far convergere le merci nei negozi russi (in crisi di approvvigionamento), rimuovere le barriere all'economia e all'impresa privata e tagliare gli aiuti a fabbriche e fattorie statali. Con l'eliminazione di dazi e barriere esterne si voleva invece far convergere nuovo capitale nel mercato russo e, nel contempo, eliminare il potere dei monopoli statali. I risultati della liberalizzazione, abbassando i controlli sui prezzi, portarono tuttavia a un'inflazione incontrollabile (aggravata dal fatto che la Banca Centrale, organo sotto il controllo del Parlamento, scettica di fronte a tali riforme, decise di stampare nuova cartamoneta per finanziare il debito accumulato) e la prossima bancarotta di molte imprese russe, il cui modello di produzione era inadeguato a confrontarsi con il libero mercato globale. Il processo di liberalizzazione comportò vincitori e perdenti, la cui sorte era condizionata da un insieme di variabili quali classe sociale, età, gruppo etnico e regione geografica in cui il singolo individuo si collocava. Alcuni trassero dei benefici dall'aprirsi del paese alla concorrenza, per altri fu la rovina. Tra i vincitori c'era la nuova classe di imprenditori che si erano formati durante la perestrojka. Ma la liberalizzazione dei prezzi comportò per gli anziani e per coloro che avevano uno stipendio fisso un drastico calo dello stile e della qualità di vita. L'economia russa cadde in una profonda depressione alla metà degli anni '90, per poi essere ulteriormente colpita dal crollo finanziario del 1998. Dopo le riforme economiche dei primi anni '90, vi fu un brusco incremento delle ineguaglianze sociali nonché del tasso di povertà in tutto il Paese.[6] Stime della Banca mondiale, integrate con gli indici di mortalità, indicano che durante l'ultimo periodo del regime sovietico solo l'1,5% delle famiglie viveva sotto la soglia della povertà, mentre nel 1993 tale percentuale si era alzata tra il 39 e il 49%. Le entrate pro-capite si abbassarono di un ulteriore 15% durante la crisi del 1998. Gli indicatori della salute pubblica segnano un analogo declino. Nel 1999 la popolazione totale era diminuita di 750.000 unità rispetto al periodo sovietico. La speranza di vita calò drammaticamente. Dopo la crisi finanziaria del '98, il primo ministro Evgenij Maksimovič Primakov fu revocato dal presidente Eltsin nel maggio 1999, per timore della sua crescente popolarità. Al suo posto Eltsin nominò a capo del governo Sergej Stepašin, ministro degli interni e già direttore dei servizi segreti FSB (l'ex KGB). Tuttavia il governo di Stepašin non durò che pochi mesi, dal momento che nel successivo agosto 1999 Eltsin lo revocò e nominò al suo posto Vladimir Putin, direttore in carica dell'FSB. A norma della Costituzione russa, la Duma ratificò prontamente la nomina di Putin. Da personaggio quasi sconosciuto quale era, Putin riuscì velocemente a guadagnarsi la fiducia dell'opinione pubblica e di Eltsin grazie anche alla sua gestione della seconda guerra cecena. L'opionione pubblica russa dell'epoca, a causa della rabbia e della paura suscitate dagli attacchi terroristici ceceni in Russia, supportò fortemente l'iniziativa militare; tale supporto si tramutò in un balzo di popolarità per Putin, che la comandava personalmente. Dopo il successo dei partiti che sostenevano il governo Putin alle elezioni parlamentari russe del dicembre 1999, Eltsin decise che era giunto il momento per un suo ritiro dalla secena politica ed il 31 dicembre 1999, esattamente otto anni dopo il discioglimento dell'Unione Sovietica, si dimise. Putin assunse l'incarico di Presidente ad interim della Federazione e le successive elezioni presidenziali furono da lui vinte.

La Russia contemporanea

L'economia iniziò a riprendersi nel 1999, grazie anche alla debolezza del Rublo, che rese più cari i prodotti importati e incoraggiò la manifattura locale. In seguito, si entrò in una fase di rapida crescita, in cui il PIL è cresciuto del 6,7% in media annua dal 1999 al 2005, sulla scorta del rublo debole, di più alti prezzi del petrolio, della maggiore produzione industriale e una maggiore vivacità dei servizi. Il paese ha un forte attivo nella bilancia commerciale, nel 2004 la crescita del PIL è stata del 7,2% e nel 2005 del 6,4%. Attualmente quella russa è la nona economia del mondo e la quinta in Europa. Se sarà mantenuto questo livello di sviluppo, in pochi anni la Russia diventerà la seconda potenza economica europea, dopo la Germania. Gli analisti di Credit Suisse considerano possibile per il 2020 addirittura il sorpasso sulla Germania. La ripresa e i rinnovati sforzi governativi (nel 2000 e nel 2001) di avanzare sul terreno delle riforme strutturali, hanno aumentato la fiducia di imprese e investitori sulle prospettive della Russia. Il settore delle materie prime, come petrolio, gas naturale, metalli e legname, costituisce l'80% delle esportazioni, con la conseguenza che il paese è vulnerabile alle variazioni dei mercati internazionali. Le esportazioni dell'industria militare, dopo un periodo di crisi, costituiscono ora la seconda voce attiva, dopo le materie prime. Negli ultimi anni, peraltro, un altro fattore positivo per l'economia è stata la crescita della domanda interna (del 12% annuo tra il 2000 e il 2005). Lo sviluppo del paese è stato pero` disuguale: la regione di Mosca, in cui si concentra solo un decimo della popolazione complessiva, produce un terzo del PIL. Nel 2008, alla fine del secondo mandato di Vladimir Putin, al quale e` subentrato alla presidenza Dmitry Medvedev, la Russia si e' prepotentemente riaffacciata alla ribalta mondiale, sia dal punto di vista economico, che da quello geopolitico, e lo stile di vita medio della popolazione e` sensibilmente migliorato. Lo slancio dinamico dell’economia e i giudizi positivi espressi dalle agenzia internazionali di rating hanno reso la Russia molto più attraente per gli investitori esteri la cui presenza è aumentata di quattro volte negli ultimi 5 anni. Le riserve di valuta sono a loro volta aumentate di 41 volte, passando dai 12,2 miliardi di dollari del 1999 agli attuali 503 miliardi di dollari, e la Russia e` divenuta terzo paese al mondo per riserve valutarie, dopo Cina e Giappone. L’industria estrattiva – petrolio e gas in primis – costituisce, come è ovvio, il punto di forza centrale di tutta la ripresa economica, ma i rapporti economici segnalano notevoli progressi anche nei settori dei beni di consumo, del commercio al dettaglio, dei salari e dell’occupazione. Nel prossimo decennio l'economia russa potrebbe crescere del 60% - questa è la stima pubblicata dagli analisti dell'istituto bancario Credit Suisse. Per il 2010 la crescita prevista è pari al 3,6%, ma già a partire dal 2013 essa dovrebbe superare i cinque punti percentuali. I punti di forza dell'economia russa sono annoverati la vicinanza strategica alla Cina, l'innovazione del sistema produttivo stimolata dalle misure del governo di Mosca, la minore dipendenza dal settore energetico, un'inversione della dinamica demografica, tornata positiva dopo oltre un decennio di contrazione. La Russia fa inoltre parte del BRIC, il quartetto di paesi (Brasile-Russia-India-Cina) caratterizzati da una forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale, soprattutto nella fase iniziale del XXI secolo. Il termine e` stato coniato nel 2001 in una relazione della banca d'investimento Goldman Sachs, la quale spiegava che i quattro paesi domineranno l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo. La relazione suggeriva che le economie dei paesi BRIC sarebbero cresciute rapidamente, rendendo il loro PIL nel 2050 paragonabile a quello dei paesi del G6. Questi paesi condividono infatti un immenso territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e rappresentano il 42% della popolazione mondiale. La popolazione, in una economia capitalistica, rappresenta la principale determinante della domanda. Questi quattro paesi facendo leva sull'aumento della domanda interna determineranno la propria crescita che li condurrà ad essere i paesi economicamente più importanti del pianeta e soppianteranno gli attuali stati del G7 nella direzione del mondo.

Letteratura e musica russa

Sezione dedicata ad alcune delle piu' importanti personalita' artistiche russe che hanno deliziato il mondo con i capolavori della letteratura, della pittura e della musica classica dal XIX secolo in poi.

Letteratura russa - gli scrittori piu` famosi

- PUSHKIN Aleksandr Sergeevic (Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837)
Poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. Considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea. Le sue opere sono tra le migliori espressioni del romanticismo russo, ed hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non. Pushkin nacque a Mosca il 6 giugno 1799, il padre, Sergej L'vovič Puškin, era un maggiore in congedo discendente da una antichissima famiglia aristocratica russa; la madre, Nadežda Osipovna Gannibal, era figlia di Ossip Abramovič Gannibal (un gentiluomo figlio del maggior generale russo di origine abissina Abram Petrovič Gannibal - a cui Puškin dedicherà l'incompiuto romanzo storico Il negro di Pietro il Grande - e della di lui seconda consorte Christina Regina Siöberg, una dama russa appartenente ad una nobile famiglia scandinava) e di Maria Aleksejevna, una nobildonna russa. Anche se i rapporti con i genitori fossero freddi, Puškin andrà sempre orgoglioso della sua nobiltà "vecchia di 600 anni" e del suo sangue africano. Amante della lettura, formò la sua prima cultura nella ricca biblioteca del padre, con i classici di Boileau, Racine, Molière, Parny, Chénier, Rousseau, Montesquieu, Voltaire. Nel 1811 Puškin entrò al liceo di Carskoe Selo, che diventerà la sua seconda casa. In questo periodo cominciò a scrivere versi. Nel 1814 alcune sue poesie comparvero sul "Vestnik Evropy" (Messaggero d'Europa), e prima ancora di lasciare il liceo egli venne invitato a far parte della celebre società letteraria dell'Arzamas dove gareggio' con poeti già affermati come Žukovskij e Batjuškov. Nello stesso periodo conobbe Čaadaev e Karamzin. Dopo gli studi, nel 1817, Puškin diventò funzionario del Ministero degli Esteri e a San Pietroburgo, dove risiedeva in quegli anni, condusse una vita all'insegna del piacere, tra cui quello per le donne. Ai salotti alternava tuttavia la partecipazione a società letterarie politiche progressiste, come l'"Arzamas" e la "Lampada verde" tanto che la poesia ispirò i lavori poetici di quel periodo ("La libertà", "La campagna", "Nöel") facendolo cadere in sospetto di attività sovversive tanto che fu confinato da un provvedimento di polizia nella Russia meridionale. Epigrammi rivoluzionari avevano infatti cominciato a circolare tra i salotti nobili ancor prima della pubblicazione di quest'opera, ed erano arrivati fino allo zar Alessandro I, che lo obbligò a lasciare la città, e ad assumere un incarico governativo nella sperduta e lontana Ekaterinoslav. Nel frattempo lavorò ad un poema epico romantico in sei canti Ruslan e Ljudmila, edito nel 1822, a cura degli amici che erano rimasti nella capitale, che gli valse il rispetto e gli onori della nuova generazione di letterati e le antipatie della vecchia che vedevano nell'opera un'involuzione e un meticciamento della letteratura russa. Nei due anni di confino scrisse Il prigioniero del Caucaso e una serie di liriche e poemetti in stile byroniano oltre ai primi tre canti dell'Evgenij Onegin. Nel 1823 lo trasferirono ad Odessa alle dipendenze del conte K.V. Voroncov (qui inizia il poema Gli zingari, pubblicato poi nel 1827). Qui Puskin venne iniziato alla Libera Muratoria nella Loggia "Ovidio". Si profilarono peraltro dissapori con Voroncov il quale, volendo vendicarsi del corteggiamento di Puškin verso la moglie Elisabetta, forse coronato da successo, stante le bellissime liriche che l'autore russo le ha dedicato, lo denunciò per attività sovversiva alla polizia. La prova che presento' era una lettera, sottratta dallo stesso Voroncov, in cui Puškin scriveva a un suo interlocutore di Pietroburgo con frasi giudicate atee. Per cui la polizia lo spedì in esilio presso Pskov, nella tenuta materna di Michajlovskoe, dove rimase, senza la possibilità di allontanarsene, fino al 1826. Nel frattempo nel 1825 finì il poema drammatico Boris Godunov (rappresentato solo nel 1831) e il racconto in versi Il conte Nulin, oltre a diverse poesie. Quando rientro' a San Pietroburgo, l'autore visse il momento più prolifico della sua esistenza di scrittore, e nel 1831 si sposo' con la bellissima Natal'ja Nikolaevna Gončarova. Inoltre in questo anno Puškin incontra Gogol', e tra i due un forte rapporto di amicizia e reciproca stima, tanto che, quando nel 1836 avvia una sua rivista, pubblica al suo interno alcuni dei racconti più belli e famosi di Gogol'. Nel 1833 uscì in volume Evgenij Onegin (con un capitolo censurato) e pubblicò La dama di picche, nel 1835 l'antologia Poemi e racconti (che non contiene ancora La figlia del capitano né le ultime poesie). Nel 1837, ricevtte una lettera anonima che insinuava l'infedeltà della moglie, dopo aver insultato il conte van Heeckeren, ambasciatore del Regno dei Paesi Bassi e padre adottivo del presunto amante di lei - il barone francese George d'Anthès, marito della sorella della moglie dell'ambasciatore Natalja - Puškin fu sfidato a duello. L'incontro fu fissato per le quattro del pomeriggio dell'8 febbraio 1837, il duello si svolse alla Čërnaja Rečka a Pietroburgo, il luogo in cui oggi si trova l'omonima fermata della metropolitana e dove una statua del poeta ricorda l'evento. Puškin rimase ferito mortalmente. Il barone invece si salvò grazie a un bottone che parò il colpo. Puškin morì due giorni dopo la sfida, ad appena 38 anni per complicanze settiche della ferita all'addome.

Cultura Russia

- GOGOL' Nikolaj Vasil'evic (Bol'šie Soročincy, 20 marzo 1809 – Mosca, 21 febbraio 1852)
Scrittore e drammaturgo ucraino di lingua russa. Considerato uno dei grandi della letteratura russa. Si distinse per la sua grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana con uno stile visionario e fantastico e fu definito da molti critici un precursore del Realismo magico. Tra le opere più importanti si ricordano i racconti Taras Bul'ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L'ispettore Generale (1836), la raccolta I Racconti di Pietroburgo (1842) e il romanzo Le anime morte (1842). Nikolaj Vasil'evič Gogol' nacque il 20 marzo 1809 a Velyki Soročynci, villaggio nell'oblast' di Poltava, allora governatorato russo in territorio ucraino, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Gia' il padre fu scrittore di commedie in lingua ucraina. Venne ammesso nel 1821 al liceo, dove iniziò i suoi studi letterari ed iniziò a scrivere ufficialmente nel 1825. Nel 1828 concluse gli studi e si trasferi' a Pietroburgo dove intraprese una carriera di burocrate pur mantenendo viva la passione per la letteratura. In seguito decise di partire per l'estero, visitò la Germania, specialmente Lubecca e Amburgo nel 1829. Tornato a Pietroburgo si occupò degli immobili pubblici, prima, e dei beni patrimoniali, poi. Nel 1831 conobbe il poeta Aleksandr Puškin e nello stesso anno pubblicò la prima opera di successo Veglie alla fattoria presso Dikan'ka, e diverse opere: La fiera di Soročincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di maggio (o L'annegata) e La lettera smarrita. Nel 1834 fu nominato Professore aggiunto di Storia (tratta specialmente quella ucraina) all'Università di Pietroburgo. Nel 1835 pubblica gli Arabeschi, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti; non gli fu piu' rinnovato l'incarico di Professore, così, nel 1836, si dedicò solamente alla produzione di racconti, pubblicati sul Sovremennik (Il contemporaneo). Tra questi racconti spiccano: Il calesse, Il mattino di un funzionario, Il Revisore e l'articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835. In aprile va in scena L'Ispettore Generale, che costituì un momento importante nella sua vita, rimase deluso infatti per il poco successo della commedia a Pietroburgo, al quale comunque fece da contraltare il buon responso moscovita, e' decise cosi di partire per l'Europa. Partito per la Germania, visita città come Aquisgrana, Düsseldorf e Brema. Arriva anche in Svizzera in agosto, dove, a Vevey, riprende a scrivere Le anime morte. In ottobre esce il racconto Il naso, prima della partenza per Parigi, dove incontra il poeta polacco Adam Mickiewicz. Nel 1837 studia la lingua italiana in occasione del suo soggiorno in Italia e vive a Roma in via Santo Isidoro n. 17, frequentando diversi scrittori russi residenti nella città, specialmente Ivanov e Šapovalov. Conosce il letterato Pagodin e Giuseppe Gioacchino Belli. Rientra a Mosca solo nel 1839. Nel 1842 pubblica Il cappotto e sulla rivista Moskvitjanin (in Italiano Il Moscovita) la novella Roma e inizia la pubblicazione de Le anime morte. Ad ottobre torna a Roma e affitta una casa in via Felice n. 126. Nel 1845 si ammala a Francoforte e si trasferisce prima a Praga, poi torna nuovamente a Roma, dove continua il lavoro del secondo volume de Le anime morte. Nel 1848 visita Malta, Costantinopoli, Gerusalemme e Odessa; torna a Mosca in settembre, dove incontra il drammaturgo Aleksandr Ostrovskij. Il 20 febbraio 1852, dopo aver rifiutato varie volte di curarsi, i medici gli applicano le sanguisughe e così muore il 21 febbraio.

- DOSTOEVSKIJ Fedor Michajlovic (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 28 gennaio 1881)
Scrittore e filosofo russo. Considerato uno dei più grandi romanzieri russi dell'Ottocento e in generale di ogni tempo! Fëdor e' il secondo di sette figli. Nasce a Mosca da Michail Andreevič Dostoevskij che era un medico militare russo, figlio di un arciprete ortodosso discendente da una nobile famiglia lituana, dal carattere stravagante e dispotico che alleva il ragazzo in un clima autoritario. La madre invece, Marija Fëdorovna Nečaeva, proveniva da una famiglia di ricchi e prosperi commercianti russi, aveva un carattere allegro e semplice, amava la musica ed era molto religiosa. Sarà proprio lei ad insegnare a leggere al figlio facendogli conoscere Aleksandr Sergeevič Puškin, Vasilij Andreevič Žukovskij e la Bibbia. Nel febbraio del 1837 la madre, da tempo ammalata di tisi, muore e il giovane viene trasferito col fratello a San Pietroburgo entrando nel convitto preparatorio del capitano K. F.Kostomarov per attendere gli esami d'ammissione all'istituto d'ingegneria. Il 16 gennaio 1838 entra alla Scuola Superiore del genio militare di San Pietroburgo dove studia ingegneria militare ma comunque frequentandola controvoglia avendo interessi orientati verso la letteratura. L'8 giugno 1839 muore il padre che si era dato al bere e maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente dagli stessi. Alla notizia della morte del padre, Fëdor ebbe il suo primo attacco di epilessia, malattia che lo perseguiterà per tutta la vita. Nell'agosto 1841 viene ammesso al corso per ufficiali e l'anno seguente viene promosso sottotenente. L'estate successiva entra in servizio effettivo presso il comando del Genio di Pietroburgo. Il 12 agosto 1843 Fëdor si diploma ma gia' nell'agosto 1844 dà le dimissioni, lascia il servizio militare e lottando contro la povertà e la salute cagionevole, comincia a scrivere il suo primo libro, Povera gente (Bednye Ljudi), che viene pubblicato 1846 e ha gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov. In estate Dostoevskij inizia a scrivere il suo secondo romanzo, Il sosia (Dvojnik), storia di uno sdoppiamento psichico che non ha però il successo del primo romanzo e a novembre, in una sola notte, scrive Romanzo in nove lettere (Roman v devjati pisem). Successivamente scrive altri racconti che vengono pubblicati su varie riviste, tra i quali i romanzi brevi Le notti bianche (Belye noči) e Netočka Nesvanova. Il 23 aprile 1849 venne arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo, il 16 novembre dello stesso anno, insieme ad altri venti imputati viene condannato a morte, ma lo zar Nicola I, il 19 dicembre seguente, commuta la condanna a morte in lavori forzati a tempo indeterminato. Questa decisione già presa nei giorni precedenti all'esecuzione, viene comunicata allo scrittore solo sul patibolo (metodo utilizzato frequentemente a quei tempi): una forma di sadismo che creava nel condannato un forte stress psichico, si racconta che ad uno dei condannati, insieme a Dostoevskij, vennero di colpo i capelli bianchi. Questo avvenimento lo segnerà molto, come ci testimoniano le riflessioni sulla pena di morte (alla quale Dostoevskij si dichiarerà fermamente contrario) in Delitto e castigo e ne L'idiota scritto a Firenze. Questo trauma probabilmente sarà la causa delle crisi di epilessia che segneranno la sua esistenza e di cui si troverà traccia in alcuni romanzi, quali L'Idiota nella figura del principe Myškin. Dopo la grazia, il 24 dicembre viene deportato in Siberia giungendo l'11 gennaio 1850 a Tobol'sk per poi essere rinchiuso il 17 gennaio nella fortezza di Omsk. Dalla reclusione matura una delle opere più crude e sconvolgenti di Dostoevskij, Memorie dalla casa dei morti. Nel febbraio del 1854 Dostoevskij è liberato dalla galera per buona condotta, scontando il resto della stessa servendo nell'esercito come soldato semplice nel 7º battaglione siberiano di stanza nella città di Semipalatinsk vicino al confine cinese. Il 18 marzo 1859 fu congedato dall'esercito ed ottenne il permesso di rientrare nella Russia europea stabilendosi a Tver, il capoluogo più vicino a Pietroburgo poiché l'ingresso nella capitale non gli era ancora concesso. Nel 1861 scrive Umiliati e offesi e ripristina i suoi rapporti con l'intellighenzia pietroburghese facendo amicizia con due critici già affermati, Apollon Grigor'ev e Nikolaj Strachov. Insieme al fratello fonda la rivista Vremja (Il Tempo) che si annuncia come espressione dell'"idea russa", ovvero della necessità di riavvicinare l'intellighenzia alle sue radici nazional-popolari. Nel marzo 1864, esce la rivista Epocha diretta dai due fratelli, su cui Fedor pubblicherà le Memorie dal sottosuolo (Zapiski iz podpol'ja). Nello stesso anno, il 15 aprile gli muore la moglie e, poco dopo, il 10 luglio il fratello Michail, quest'ultimo gli lascia enormi debiti da pagare. L'anno seguente fa un viaggio in Europa e cercando di risolvere le proprie difficoltà economiche, gioca disperatamente alla roulette, col risultato di peggiorare ulteriormente la sua condizione finanziaria. Nel 1866 inizia la pubblicazione a puntate del romanzo Delitto e castigo, incontra una giovane e bravissima stenografa, Anna Grigor'evna Snitkina, grazie alla quale riesce a dare alle stampe, nello stesso anno, Il giocatore, opera in cui racconta le disavventure di alcuni personaggi presi dal vizio della roulette. Nel 1867 sposa Anna a Pietroburgo e parte con lei per un nuovo viaggio in Europa, a Firenze dove comincia a scrivere L'idiota. Nel 1868 nasce la figlia Sonja, che vive solo tre mesi. Il dramma della morte dei bambini è, non a caso, uno dei temi trattati nel romanzo L'idiota, portato a termine lo stesso anno. Nel 1869 nasce la seconda figlia, Ljubov' (in russo, "amore") e pubblica il romanzo breve L'eterno marito. Nel 1870 lavora intensamente al romanzo I demoni. L'anno successivo riesce ad abbandonare il vizio del gioco e, grazie agli introiti derivatigli dalla pubblicazione dei Demoni, può rientrare a Pietroburgo e chiudere i suoi debiti. Nello stesso anno viene nominato direttore della rivista conservatrice Graždanin ("Il Cittadino"), dove inizia a pubblicare dal 1873 il Diario di uno scrittore, una serie di articoli d'attualità nei quali emergerà anche l'antisemitismo dell'autore. Nel gennaio del 1879 incomincia sulla rivista «Russkij vestnik» la pubblicazione de I fratelli Karamàzov, il suo canto del cigno, il suo romanzo più voluminoso e forse più ricco di drammaticità e di profonda moralità. Subito questo romanzo fu accolto con entusiasmo. In autunno termina I fratelli Karamàzov, e a dicembre esce in 3000 copie l'edizione in volume. In pochi giorni metà della tiratura è venduta. Muore improvvisamente, in seguito a un repentino aggravarsi del suo enfisema, il 28 gennaio 1881 a Pietroburgo proprio dove ora si trova il museo di San Pietroburgo a lui dedicato.

- TOLSTOJ Lev Nikolaevic (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910)
Scrittore, drammaturgo, filosofo, pedagogista, esegeta ed attivista sociale russo. Divenne celebre in patria grazie ad una serie di racconti giovanili sulla realtà della guerra, successivamente il nome di Tolstoj acquisì risonanza mondiale grazie al successo dei romanzi Guerra e pace e Anna Karenina a cui seguirono altre  opere narrative sempre più rivolte all'introspezione dei personaggi ed alla riflessione morale. I genitori sono nobili, la madre, di cui Lev non conserverà alcun ricordo, muore quando egli ha appena due anni, di cinque anni maggiore del marito, è la principessa Marja Nikolàevna Volkonskaja (Jasnaja Poljana era la sua dote di matrimonio), mentre il padre Nikolàj Il'ìč è discendente di Pëtr Andreevič Tolstoj, che aveva ottenuto il titolo di conte da Pietro il Grande. Fu allevato da alcune zie molto religiose e da due precettori, un francese e un tedesco, che diventeranno poi personaggi del racconto Infanzia. Nel 1844 si iscrive all'università di Kazan' (nell'attuale Tatarstan), prima alla facoltà di filosofia (sezione di studi orientali, dove supera gli esami di arabo e turco), poi, l'anno dopo, a quella di giurisprudenza, ma non riuscirà mai ad ottenere la laurea. Provvede quindi da solo alla propria istruzione. La giovinezza dello scrittore è disordinata e tempestosa, a Kazan passa le serate tra feste e spettacoli, perdendo grosse somme al gioco d'azzardo. Nel 1851 ci fu' la prima redazione del racconto Infanzia (che uscirà sulla rivista di Nekrasov Il Contemporaneo nel 1852, firmato con le sole iniziali) e la stesura di un altro racconto, rimasto incompiuto, Storia della giornata di ieri. Tra il 1851 e il 1853 partecipa alla guerra nel Caucaso, dapprima come volontario, in seguito come ufficiale d'artiglieria. Nel 1853 scoppia la guerra russo-turca e Tolstoj viene trasferito in Crimea, a Sebastopoli, dove si combatte sul famoso quarto bastione. Qui combatte coraggiosamente, affronta rischi d'ogni sorta, osserva tutto con attenzione, guarda in faccia il pericolo, ma tuttavia gli avvenimenti più tragici avvengono dentro di lui, si sente inquieto, costantemente in bilico tra la vita e la morte, ma col desiderio di dedicare la propria esistenza a nobili ideali.  La guerra di Crimea lascia un solco profondo nel giovane Tolstoj ma gli offre abbondante materiale per una serie di racconti: il ciclo dei tre Racconti di Sebastopoli (1855) e poi Il taglio del bosco (1855), La tempesta di neve (1856) e I due ussari (1856). Riguardanti le violenze della guerra, queste opere sconvolgono la società russa per la spietata verità e l'assenza di qualsiasi forma di romanticismo guerriero o di patriottismo sentimentale. Nessun'altro prima di lui ha descritto la guerra in quel modo, è una novita' nell'epoca d'oro della letteratura russa. Sul versante della produzione letteraria, nei nove anni che vanno dai Racconti di guerra alla prima parte della grandiosa epopea Guerra e pace (1865), lo scrittore pubblica diversi altri racconti: Giovinezza 1857, ultimo della trilogia comprendente Infanzia e Adolescenza), Tre morti (1858), Al'bèrt (1858), Felicità familiare (1859), Idillio (1861) e Polikuška (1863). Il 1863 è anche l'anno di pubblicazione de I cosacchi , opera ispirata ai ricordi del Caucaso, in cui sono evidenti gli echi della lettura rousseauiana ed in cui si esprime, con entusiasmo, la nostalgia per la vita a contatto con la natura, semplice e felice. Nel fratempo lo scrittore viaggia per l'Europa, dove conoscera' Proudhon, Herzen, Dickens. Cio' che lo sconvolge sono gli abusi del potere, la miseria dei poveri, la pena di morte, contro la quale, dopo aver assistito a una condanna, prende posizione. Altro fatto che lo angoscia e' la vita russa, specialmente quella dei contadini. In questi anni comincia così a manifestarsi una caratteristica fondamentale della personalità tolstoiana: l'insoddisfazione di sé stesso, della propria esistenza, della propria opera. Tolstoj, all'inizio degli anni sessanta, decide di cambiare vita ed abbandonare gli impegni mondani, compresi quelli letterari, per rifugiarsi nella propria tenuta, con l'intento di dedicarsi, nella scuola da lui stesso fondata, all'istruzione dei bambini del villaggio. Il 23 settembre 1862, dopo solo una settimana di fidanzamento, sposa la diciottenne Sof'ja Andrèevna, seconda delle tre figlie del medico di corte Bers. Lo scrittore, non volendole nascondere nulla, le fa leggere, alla vigilia delle nozze, i suoi diari intimi. La madre di Sof'ja, Ljubòv' Islàvina, era stata amica d'infanzia di Tolstoj. Avranno tredici figli. Il suo destino, dopo il matrimonio, non poteva essere quello di un tranquillo proprietario di campagna, tanto più che la vita familiare, all'inizio felice, stimolava persino i suoi istinti creativi: in sette anni portò a termine Guerra e pace (1863-1869). Il romanzo successivo, Anna Karenina (1873-1877), è un'opera aggressiva e polemica, che affronta gran parte dei problemi sociali di quegli anni. Il romanzo si svolge in un ambiente che Tolstoj conosceva perfettamente: l'alta società della capitale. Tolstoj denuncia tutte le segrete motivazioni dei comportamenti dei personaggi, le loro ipocrisie e le loro convenzioni, e mette sotto accusa non Anna, colpevole di aver tradimento, ma la società che le sta intorno che e' colpevole di averla spinta al suicidio. Ci sono molti punti del romanzo che sono un'autobiografia, ad esempio nel personaggio di Levin, dedito alla conduzione delle proprie terre e alla famiglia, Tolstoj rappresenta se stesso, ed in alcuni splendidi personaggi femminili (non in Anna) sono riconoscibili certi tratti della moglie, che peraltro aiutò Tolstoj nella stesura dell'opera, consigliandolo su come far procedere la trama. In questo romanzo Tolstoj si era accostato ad alcuni tormentosi problemi connessi con la sua crisi di scrittore e con il crollo dei valori dell'alta società che fino a poco tempo prima per lui erano indistruttibili. Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta si sviluppò via via in lui una profonda crisi spirituale ed una conseguente conversione morale ai Vangeli e al Cristianesimo, dapprima in obbedienza alla Chiesa ortodossa russa e successivamente (dal 1881, considerato da Tolstoj l'anno d'inizio della sua autentica rigenerazione interiore) in contrasto con essa: alla base del suo pensiero religioso rimarrà il Vangelo, ma epurato di ogni elemento soprannaturale, ponendo attenzione in particolare al Discorso della Montagna, che diventerà il cardine del suo modo di intendere la religione cristiana. Insieme alle Sacre Scritture cristiane, Tolstoj meditava sui testi orientali (ad esempio buddhisti e taoisti), oltre che filosofici (tra cui Il mondo come volontà e rappresentazione), nella affannosa ricerca di risposte ai propri dubbi esistenziali. Iniziò gradualmente una dieta vegetariana (per compassione verso gli animali) e cercò di mantenere uno stile di vita di sobrietà e povertà. Stimolata dall'impegno sociale, l'energia creativa dello scrittore è più che mai fervida, infatti nella seconda metà degli anni ottanta egli produce alcuni tra i migliori racconti: Iljas (1885), La morte di Ivan Il'ič (1886), Il diavolo (1889-1890), la Sonata a Kreutzer (1889-1890), e i drammi La potenza delle tenebre (1886) e I frutti dell'istruzione (1886-1889). Degli anni novanta sono Padrone e servo (1894-1895), Alioscia Gorsciok (1896) e Padre Sergij (1890-1898, pubblicato nel 1912). Tolstoj si fa anche editore e, oltre alle proprie opere, inizia a diffondere decine di milioni di copie di testi formativi (come ad esempio la Didaché, i pensieri di Laozi e i Colloqui con se stesso di Marco Aurelio) venduti per poche copeche al popolo russo. La casa editrice è chiamata Posrednik (L'intermediario) e si propone di «istruire il popolo russo». Il 20-22 febbraio 1901 il Santo Sinodo scomunicò Tolstoj per le sue idee anarchico-cristiane e anarco-pacifiste. Desideroso di compiere il tanto vagheggiato "salto" decisivo col quale avrebbe lasciato tutto per Cristo, Tolstoj riusci' finalmente ad andarsene di casa. Così, nella notte del 28 ottobre 1910 si allontanò di nascosto da Jasnaja Poljana, dirigendosi verso la Crimea su un treno di terza classe. Durante il viaggio, si ammala gravemente di polmonite per il freddo e  per la vecchiaia, e non poté andar oltre alla stazione ferroviaria di Astapovo. Alla moglie fu impedito di avvicinarsi al capezzale se non poco prima che egli spirasse e quand'era ormai già privo di conoscenza, la mattina del 7 novembre 1910. Fu sepolto nei pressi della sua casa in una tomba semplicissima, con il cumulo di terra e la sola erba, senza croce, senza nome, sull'orlo di un piccolo burrone.

Musica classica russa - i maggiori compositori

CHAJKOVSKIJ Petr Ili'c (Kamsko-Votkinsk, 7 maggio 1840 – San Pietroburgo, 6 novembre 1893)
Compositore russo del romanticismo. Considerato oggi come uno dei più grandi musicisti russi e fra i più significativi nella storia musicale. Il padre e' un ingegnere minerario ucraino e la madre e' la sua seconda moglie, Aleksandra Andreevna d'Assier, una donna di nobili origini francesi, ma nata a San Pietroburgo nel 1812. Le ascendenze complessive del futuro musicista mescolavano anche sangue polacco, cosacco e tedesco. Incomincio' a prendere lezioni di pianoforte gia' all'età di cinque anni (dopo un primo intervento materno), da una serva liberata, Marja Markovna Palčikova e fu proprio in questo periodo che la forte inclinazione e sensibilità musicale si manifestò, tanto da preoccupare l'istitutrice Fanny Dürbach come essa stessa raccontò poi al fratello Modest. Gli studi musicali proseguono nel 1848 con il pianista Filippov. Nel 1850 assiste con la madre per la prima volta ad un'opera lirica: Una vita per lo Zar di Michail Ivanovič Glinka, questa e il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart costituiranno sempre una pietra miliare per il compositore. Nel 1850 supera l'esame per l'ammissione alla Scuola di Giurisprudenza di San Pietroburgo che frequentò per nove anni. E' qui che si realizzarono per Čajkovskij anche le prime esperienze omosessuali. A sedici anni ascolta per la prima volta il Don Giovanni di Mozart: è un colpo di fulmine, un'assoluta rivelazione del proprio destino per la musica: «A Mozart sono debitore della mia vita dedicata alla musica». Una tragica circostanza avvenne nel giugno del 1854, dalle conseguenze incalcolabili: l'adorata madre era morta a seguito di un'epidemia di colera e anche il padre, il giorno dopo il funerale, si era sentito male, riuscendo a scampare alla morte. Lui stesso scriverà nel 1878: «Ogni momento di quel giorno spaventoso è vivido in me come fosse ieri». Lo stesso anno vede nascere la prima composizione che il musicista considerasse degna di essere conservata. Anastasie-Valse, dedicata alla governante Anastasija Petrovna (pubblicata nel 1913). Čajkovskij fu per tutta la vita un viaggiatore. Nel 1861 compie il primo viaggio estivo all'estero, visitando Germania, Belgio, Parigi e Londra, frequentando opera e concerti. In quegli anni compose svariati pezzi minori, romanze per canto e pianoforte, pezzi per pianoforte solo e un coro. Prima ancora del diploma gli venne offerto da Nikolaj G. Rubinštejn su suggerimento del proprio fratello, di trasferirsi a Mosca, per insegnare teoria nel nuovo Conservatorio. Nel 1866 concluse gli studi al Conservatorio di San Pietroburgo iniziati nel 1861, diplomandosi con una composizione Alla gioia, per soli, coro ed orchestra, tratta da un testo di Schiller, tema obbligato in quella circostanza (lo stesso usato da Ludwig van Beethoven nel finale della Sinfonia n.9). Nello stesso anno fu nominato professore di teoria e armonia mantenendo quella nomina fino al settembre del 1878. Tra il 1874 e il 1875 si realizza quello che diventerà uno dei pezzi più celebri dell'autore, il Concerto n. 1 in Si bemolle minore op. 23. All'eta' di trentacinque anni Čajkovskij compie l'apertura ad un genere musicale sottostimato all'epoca, la musica di balletto e ad essa dovrà buona parte della sua fama. Nel 1877 va in scena al Teatro Bol'šoj di Mosca Lebedinoe ozero (Il lago dei cigni), op. 20, scritto nei due anni precedenti e nato durante una delle tanti estati trascorse con la famiglia della sorella ed i nipoti, un angolo di serenità spirituale al quale il musicista fece spesso ricorso. Tra l'estate e l'autunno del 1876 compone il poema sinfonico op. 32 Francesca da Rimini, un altro dei suoi lavori per grande orchestra oggi più eseguiti. In seguito l'incontro con Nadežda Filaretovna von Meck cambio' la vita del compositore, nata nel 1831 e dunque più vecchia di nove anni rispetto a Čajkovskij, era una russa di classe media che aveva ottenuto il titolo nobiliare sposando Karl von Meck, un ingegnere ferroviario, originario della regione baltica dell'antico Impero. La von Meck divenne la principale finanziatrice del compositore a cui elargiva frequentemente grosse somme di denaro ed uno stipendio mensile. Il musicista, dal canto suo, non si fece molti scrupoli nell'accettare e ricorrere sovente alla generosità della von Meck. Questo sostegno economico, al quale la von Meck si riteneva obbligata tanto dalla propria posizione sociale quanto dal trasporto affettivo verso il musicista, permise a Čajkovskij di abbandonare la cattedra al Conservatorio per dedicarsi a tempo pieno alla composizione. Il collegamento tra realtà ed arte, tra vita e ideale fu rapido per il musicista, tanto che ,seppur poco convinto nell'intimo e contro il parere di amici e parenti, si decise per un matrimonio fulmineo. Le nozze furono celebrate il 18 luglio 1877 (Calendario giuliano). L'esito fu disastroso. Le conseguenze sulla sua psiche furono devastanti.  Costantemente in preda ad una fortissima repulsione verso la moglie scivolò nella Moscova tentando un suicidio "indiretto" (l'amico Kaškin lo seppe esattamente da lui e lo riportò nelle proprie "Memorie"), ma che si risolse in semplice raffreddore. In seguito passò presto ad un grave esaurimento nervoso, venne aiutato da familiari, amici e dalla stessa von Meck (che aveva sapientemente celato, all'inizio, la gelosia ed ora poteva esser certo felice del naufragio matrimoniale). Il divorzio con la moglie ed il periodo di riposo che ne seguì segnano una graduale ma costante rinascita spirituale ed artistica del compositore. Le musiche scritte da allora, non solo aumentano quantitativamente, ma cresce la qualità e il successo in Russia come all'estero. È un crescendo che non si interromperà di fatto sino all'ambigua morte, tanto che molti musicologi sono certi che se Čajkovskij fosse sopravvissuto avrebbe scritto ancora molta musica, con soluzioni pure e senz'altro innovative e al passo coi tempi: la particolare scrittura de La bella addormentata, Lo Schiaccianoci, Iolanta e della Sesta sinfonia, sembrano testimoniarlo.  Le composizioni che vedono la luce da allora sono tutte destinate alla celebrità. Fra esse la Quarta Sinfonia, in Fa minore op. 36 e l'opera lirica Evgenij Onegin, già citati, la Suite n.1, in Re minore op. 43, mentre a Firenze su invito della von Meck, nell'Italia che tanto gradiva, cura la composizione di una nuova opera lirica: Orleanskaja deva (La pulzella d'Orléans). Nel 1885 Čajkovskij viene eletto direttore della sezione moscovita della Società Musicale Russa, un'istituzione cardine a quei tempi ed i suoi rapporti con parenti, amici e la von Meck proseguono in linea di massima con regolarità di contatti come nel passato. In questi anni la fama di Čajkovskij è al culmine. Inizia cosi un giro concertistico negli Stati Uniti, chiamato ad inaugurare i concerti della Carnegie Hall; trova l'America e gli americani strani e curiosi, ma simpatici: vede un mondo veramente nuovo e ne scrive copiosamente, sempre festeggiato ed onorato come il "Re", assalito dai giornalisti si accorge di essere popolare in America dieci volte di più che in Europa. Fa ancora un giro concertistico all'inizio dell'ultimo anno di vita, poi inizia la stesura della sua ultima sinfonia Pathétique. Il 16 ottobre (data russa, per cui il 28 ottobre del Calendario gregoriano) 1893 avviene la prima della Pathétique e solo nove giorni dopo il musicista muore. È opinione diffusa che abbia commesso suicidio, anche se il modo e le circostanze sono ancora incerte: si è parlato di colera, contratto bevendo acqua infetta, anche se è più probabile l'avvelenamento da arsenico che produce una sintomatologia pressoché identica a quella del colera. Ma i dubbi circolarono diffusamente ovunque all'indomani della morte. La versione alternativa che si oppose a quella ufficiale del colera tramite acqua infetta, sancita dal biografo e fratello Modest, è quella di un imposto suicidio tramite veleno autonomamente assunto dal musicista.

RACHMANINOV Sergej Vasil'evic (Velikij Novgorod, 1º aprile 1873 – Beverly Hills, 28 marzo 1943)
Compositore, pianista e direttore d'orchestra russo naturalizzato statunitense. E' considerato uno dei più grandi compositori e pianisti russi di sempre. Nato nella tenuta di famiglia ad Oneg presso Velikij Novgorod, dove vivevano la madre, Ljubov Butakova, il padre Vasilij (ex-ufficiale dell'esercito russo), le sorelle Elena e Sofija ed il fratello Vladimir, tutti maggiori di età, Sergej visse fin dalla prima infanzia circondato dalla musica. Infatti sia il padre che il nonno suonavano spesso il pianoforte. Gia' all'età di sei anni, Rachmaninov ebbe la prima lezione di pianoforte con Anna Ornatskaija, del conservatorio di San Pietroburgo. Rimasta impressionata dalla naturale abilità di Rachmaninov al pianoforte, nel 1881, l'insegnante lo raccomandò per una borsa di studio allo stesso conservatorio. Poco tempo dopo il giovane fu mandato a Mosca per diventare un allievo di Nikolaj Zverev. Presso Zverev era ospite anche il compositore Pëtr Il'ič Čajkovskij, con cui Rachmaninov strinse subito una forte relazione e dal quale riceverà un'influenza importantissima. Al Conservatorio di Mosca Rachmaninov ebbe la prima possibilità di esprimersi come compositore. Sotto le direttive di Sergej Taneev e Anton Arenskij, poté approfondire la tecnica del contrappunto e dell'armonia ed iniziare a scrivere le sue composizioni. La nuova necessità del comporre mostrata da Sergej sconvolse Zverev che vedeva ciò come uno spreco del talento espresso fino ad allora sulla tastiera. I due non giunsero mai ad un accordo e Rachmaninov si trasferì nella classe del cugino Alexander Ilyich Siloti. Dimostrando una grandissima abilità al pianoforte si diplomò nel 1891, un anno prima del previsto. Continuo' gli studi musicali per diplomarsi in composizione un anno più tardi portando all'esame un'opera intitolata Aleko che scrisse in quindici giorni sotto clausura (prova specifica del diploma di composizione), ottenendo il massimo dei voti. In poco tempo, dopo il diploma, scrisse il Preludio in Do diesis minore, preludio al quale rimarrà legato in modo indissolubile per tutta la vita. Fu Karl Gutheil ad avvicinare l'ormai emergente Rachmaninov, allora ancora alla ricerca di qualcuno che pubblicasse le sue composizioni. Sergej vendette a Gutheil una manciata di composizioni, inclusa l'opera Aleko. Rachmaninov divenne sempre più conosciuto in tutto il mondo sia per le sue composizioni che per le esecuzioni concertistiche; anche le sue opere divennero sempre più note e rappresentate tanto da attrarre l'attenzione dei giornalisti. Nel gennaio 1895 Rachmaninov iniziò a pensare al suo primo lavoro orchestrale maggiore, la sua Prima Sinfonia. Per la composizione dell'opera occorsero otto mesi, cosicché fu terminata solo verso la fine di agosto, nella residenza di Ivanovka. Solo diciotto mesi dopo l'opera verrà data in prima rappresentazione a San Pietroburgo, giusto cinque giorni prima del ventiquattresimo compleanno del compositore. La rappresentazione si rivelò però un disastro e il giovane Sergej ne rimase pressoché distrutto. Il maestro Glazunov aveva condotto la rappresentazione e Sergej non usò mezze parole: "Sono sorpreso - disse - che un uomo di un così grande talento (Glazunov, appunto) possa dirigere così male". A Rachmaninov venne a mancare la fiducia nelle sue qualità di compositore dopo il disastro della sua Prima Sinfonia. Negli anni seguenti alla rappresentazione non manco' tuttavia qualche attività musicale: ottenne una posizione di rilievo conducendo per un teatro privato di Mosca gestito da Savva Mamontov. Qui Rachmaninov diresse rappresentazioni di Gluck, Serov, padre del pittore Valentin, Bizet (di cui diresse la Carmen) e Čajkovskij (La dama di picche). Il suo talento come direttore d'orchestra era ormai riconosciuto da tutti e cosi fece il suo debutto a Londra nel 1899 con la sua fantasia per orchestra The Rock, abbinata al suo Preludio in Do diesis minore e l'elegia dalla stessa Opus. Nel 1902 sposerà la cugina Natalia Satina, fu necessario ottenere un permesso speciale e ricorrere alla celebrazione officiata da cappellano militare. L'anno successivo nacque la prima figlia Irina. Ingaggiato dal Teatro Bolshoi di Mosca nel 1904 si distinse anche come direttore d'opera. Per lo stesso teatro scrisse due opere: "Francesca da Rimini" e "Il cavaliere avaro". Nel 1906 soggiornò in Italia, in particolare a Firenze e Marina di Pisa. Quando si trasferi con la famiglia a Dresda, in Germania nacque invece la seconda figlia, Tatiana. Qui compose lo splendido poema sinfonico "L'isola dei morti" ispirato ad una versione del famoso quadro di Arnold Böcklin. La sua carriera era ormai al massimo del successo come compositore sia in Russia che in Inghilterra e Stati Uniti. Aveva scelto New York per il debutto del suo Terzo concerto per pianoforte che ebbe luogo il 28 novembre 1909. Il tour americano, coronato da grande successo sarebbe durato circa tre mesi. Il 16 gennaio 1910 Rachmaninov eseguì il suo nuovo concerto sotto la direzione di Gustav Mahler. Ricevette anche molte offerte di lavoro ma la nostalgia della Russia ebbe il sopravvento e il compositore decise di rientrare il più presto possibile nella terra natale. Gli anni che seguirono portarono nuovi sviluppi nel suo stile compositivo. Fu durante un soggiorno a Roma che iniziò la composizione di una della sue opere favorite, la cantata "Le Campane" su un riadattamento del poeta simbolista Konstantin Dmitrievič Bal'mont della poesia omonima di Edgar Allan Poe. I moti che portarono alla Rivoluzione d'ottobre del 1917 resero l'atmosfera generale non ottimale per il carattere del compositore. In quelle giornate lavorava a vari progetti, tra i quali una revisione completa del primo concerto per pianoforte. Accettando una provvidenziale offerta per una serie di concerti da tenersi in Scandinavia, Rachmaninov e i suoi familiari decisero di lasciare i tumulti della Russia. Abbandonarono momentaneamente tutte le proprietà, in attesa di tornare quando la situazione si fosse tranquillizzata. In seguito, con il precipitare degli eventi (l'uccisione della famiglia imperiale dei Romanov) fece decidere diversamente il compositore: da Copenaghen Rachmaninov raggiunse Oslo con la moglie Natalia e le due figlie, attraversarono l'Atlantico per giungere infine negli Stati Uniti l'11 novembre 1918. Inizialmente con un piccolo repertorio, composto dalle sue opere e da alcune di Chopin, Liszt e Čajkovskij accettò un contratto con la Steinway e successivamente con la Victor Company per un grande numero di concerti. Passò i successivi venticinque anni ampliando il suo repertorio ed esibendosi in tutto il mondo. Nel giro di pochi anni Rachmaninov riusci ad accumulare una discreta fortuna. Il 23 agosto 1939 Rachmaninov abbandonò definitivamente l'Europa e non rivide più neppure la figlia Tatiana che viveva in Francia. Si trasferì a Los Angeles dove già vivevano numerosi immigrati russi, tra i quali Igor Stravinskij. Alla fine del 1942 gli venne diagnosticato un carcinoma del polmone. Il 17 febbraio 1943, tenne il suo ultimo concerto in qualità di pianista. Morì il 28 marzo 1943 sulla collina di Beverly Hills (Los Angeles, California), mentre il mondo viveva in pieno la tragedia della seconda guerra mondiale.

STRAVINSKIJ Igor Fedorevic (Lomonosov, 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile 1971)
Compositore russo naturalizzato francese, e in seguito statunitense. La maggior parte dei suoi lavori rientra nell'ambito del neoclassicismo e poi della serialità, ma la sua popolarità presso il grande pubblico si deve ai tre balletti composti durante il suo primo periodo (noto come il periodo russo): L'uccello di fuoco (1910), Petruška (1911) e La sagra della primavera (1913), opere che reinventarono il genere del balletto. Stravinskij scrisse per ogni tipo di organico, spesso riutilizzando forme classiche. La sua opera omnia include composizioni d'ogni genere, dalle sinfonie alle miniature per pianoforte. Ottenne grande fama come pianista e direttore d'orchestra, dirigendo spesso le prime delle sue composizioni, e fu anche pubblicista. Scrisse anche due saggi di filosofia musicale, nei quali esponeva le giustificazioni riguardo alla sua visione della musica come suprema arte dinamica che non può essere mai rinchiusa in canoni prestabiliti e un libriccino teorico intitolato Poetica della musica, in cui tra le altre cose dichiara che la musica è incapace "di esprimere niente altro che se stessa". In questa luce si può intendere il suo radicale antiwagnerismo. Craft trascrisse inoltre numerose interviste con il compositore, in seguito pubblicate sotto il titolo di Conversazioni con Stravinskij. Tipico russo cosmopolita, Stravinskij fu uno dei più apprezzati compositori del XX secolo, sia nel mondo occidentale che nel suo paese d'origine. Cresciuto in un appartamento e dominato dal padre e dal fratello maggiore, la sua infanzia fu la cosa più lontana dall'artista cosmopolita che sarebbe poi divenuto. Lasciò la Russia per la prima volta nel 1910, dirigendosi a Parigi per assistere alla prima del suo balletto L'Oiseau de feu. Durante il suo soggiorno, compose tre importanti opere per i balletti russi: L'uccello di fuoco, Petruška e La sagra della primavera ( Le sacre du printemps). Da questi balletti si può comprendere il suo cammino stilistico; da L'uccello di fuoco, il cui stile si accosta ancora a quello di Rimskij-Korsakov, alla bitonalità di Petruška, alla dissonanza polifonica e selvaggia della Sagra della primavera. Come lui stesso disse, con queste prime la sua intenzione era di mandare il pubblico "a quel paese". E ci riuscì: la première della Sagra nel 1913 si trasformò in una sommossa. Il musicista mostrava un inesauribile desiderio di imparare ed esplorare l'arte, la letteratura, la vita. Questo desiderio si manifestava in molte delle sue collaborazioni parigine. Non fu solamente il principale compositore per i Balletti russi di Sergej Diaghilev, ma collaborò anche con Picasso (Pulcinella nel 1920), Jean Cocteau (Oedipus Rex nel 1927) e George Balanchine (Apollon Musagete o Apollo nel 1928). Stravinskij divenne presto un uomo di mondo, acquisendo un acuto istinto per le questioni di lavoro e sembrando a suo agio e rilassato in molte grandi città. Parigi, Venezia, Berlino, Londra e New York: tutte ospitarono sue apparizioni di successo sia come pianista che come direttore d'orchestra. La maggior parte delle persone che lo conoscevano per via delle sue performance pubbliche ne parlava come di una persona cortese, gentile e servizievole. Il gusto di Stravinskij in campo letterario era ampio e rifletteva il suo costante desiderio di nuove scoperte. I testi e le fonti letterarie per il suo lavoro partivano da un iniziale interesse nel folklore russo, attraversarono gli autori classici e la liturgia latina, per fermarsi poi alla Francia contemporanea (André Gide, con Persephone) e infine alla letteratura inglese: Auden, Thomas Stearns Eliot e la poesia medievale inglese. Alla fine della sua carriera e vita inserì anche la scrittura ebraica in Abraham and Isaac. La produzione di Stravinskij è quanto mai eterogenea. Egli impiegò stili diversi e si cimentò in tutti i generi musicali. Reinventò la forma del balletto e incorporò nel suo linguaggio musicale culture e tradizioni tra loro lontane, nel tempo e nello spazio. Stravinskij cominciò a ripensare il suo uso del motivo e dell'ostinato già ai tempi del balletto L'Uccello di fuoco (L'Oiseau de feu), in cui si nota anche un uso sapiente e innovativo del silenzio, anche se l'uso di questi elementi musicali raggiunse l'apice nella Sagra della primavera (Le Sacre du printemps). Lo sviluppo del motivo musicale, che usa una distinta frase musicale successivamente alterata e sviluppata lungo un brano, ha le sue radici nelle sonate dell'era di Mozart. Il primo maggiore innovatore in questo metodo fu Beethoven; il celebre motivo d'apertura della Quinta Sinfonia riappare in tutta l'opera con sorprendenti e fresche variazioni. Ad ogni modo, l'uso da parte di Stravinskij dello sviluppo dei motivi musicali fu unico per la maniera in cui sviluppò i suoi motivi. Ne Le Sacre du printemps introduce variazioni "additive", quelle che aggiungono o sottraggono una nota a un motivo, senza riguardo alle modifiche metriche. Lo stesso balletto è degno di nota per il suo uso massiccio dell'ostinato. Il passaggio più conosciuto è formato da un ostinato di 8 note da parte degli archi accentato da 8 corni che si può ascoltare nella sezione "Danza degli auguri primaverili". Questo è forse il primo caso in musica di un ostinato "allargato" che non viene usato né per variazione né per accompagnamento della melodia. In altri momenti in quest'opera Stravinskij "nasconde" altri ostinato opposti tra loro, senza riguardo all'armonia o al tempo, creando uno zibaldone musicale, equivalente di un quadro cubista. Questi passaggi sono da tenere in considerazione non solo per la loro qualità di pastiche ma anche per la loro lunghezza, in quanto il Nostro li tratta come una sezione musicale completa e separata. L’orchestrazione è postromantica e conta 5 flauti, 4 oboi, 1 corno inglese, 5 clarinetti, 4 fagotti, 1 controfagotto, 8 corni, 5 trombe, 3 tromboni, 2 tube e un organico vastissimo di percussioni (2 percussionisti ai timpani). Stravinskij non è paragonabile a nessun compositore russo del periodo poiché da un punto di vista ritmico e armonico è più vicino a Béla Bartók, anche se c’è una fondamentale differenza di carattere musicale essendo Bartók un etnomusicologo. Queste tecniche sopra citate anticipano di alcuni decenni i lavori minimalisti di compositori come Terry Riley e Steve Reich.

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